uomo che firma documenti

Affitto a canone concordato: conviene sempre?

La scelta del contratto di locazione è uno dei principali dilemmi che affronta un proprietario di una casa da affittare. Il canone concordato può essere una valida soluzione, in particolare per l’accesso legittimo ad alcune agevolazioni fiscali, sia per il locatore che per l’affittuario. Vediamo più nel dettaglio quali sono.

Cos’è e come funziona il canone concordato?

Il contratto di locazione a canone concordato, o canone calmierato, si fonda su specifici accordi territoriali tra le associazioni delle due parti, proprietari e inquilini. È una tipologia di contratto che si pone come obiettivo quello di incentivare la stipulazione di contratti di locazione più stabili.

La durata del contratto di locazione a canone concordato va da un minimo di 3 anni, fino ad un massimo di 6, più 2 anni di eventuale rinnovo.

Chi può stipulare un contratto a canone concordato?

Un contratto a canone concordato può essere stipulato sia da persone fisiche che da persone giuridiche. In questo contesto va specificato però che, se una delle due parti, tra locatore e conduttore, non è una persona fisica, non è possibile aderire alla cedolare secca. È inoltre essenziale, per la stipula del contratto, che entrambe le parti siano favorevoli e condividano le condizioni previste.

Come si fa il calcolo per il canone concordato?

Il calcolo dell’affitto a canone concordato si basa su parametri oggettivi, quali:

  • Zona geografica dell’immobile: le zone “centrali” generalmente prevedono un canone più alto, in quanto di maggior valore economico.
  • Metratura catastale: al crescere dei mq, cresce anche l’ammontare del canone.
  • Classe catastale: in base quindi alla destinazione d’uso dell’immobile.
  • Durata contrattuale: maggiore sono gli anni di locazione previsti dal contratto, più basso è tendenzialmente il canone.

Cedolare secca: confermata dalla Legge di Bilancio 2025

La nuova Legge di Bilancio 2025 mantiene in vigore la cedolare secca e prevede 3 aliquote differenti:

  • Aliquota standard del 21% per i contratti a canone libero.
  • Aliquota agevolata al 10% per i contratti a canone concordato.
  • Aliquota del 26% per i contratti brevi.

Quali sono i vantaggi per i proprietari?

Il vantaggio fiscale per i proprietari, derivante dal contratto di locazione a canone concordato prevede:

  • Riduzione dell’imponibile per l’IRPEFimposta sul reddito delle persone fisiche. In caso di tassazione ordinaria il reddito imponibile del proprietario viene ridotto del 30%.
  • Riduzione dell’aliquota IMU.
  • Diritto alla cedolare secca al 10%.
  • Riduzione dell’imposta di registro al 70% del canone ed esenzione dal bollo.
  • Maggiore probabilità di trovare inquilini interessati al proprio immobile, grazie al canone ridotto.

Quali sono i vantaggi per un inquilino con un canone concordato?

I vantaggi per gli affittuari sono principalmente tre e sono spesso sufficienti per una propensione verso questa forma contrattuale, rispetto al canone libero.

  • Gli inquilini che sottoscrivono un contratto di locazione a canone concordato hanno diritto ad un affitto più basso rispetto al prezzo di mercato.
  • Se l’immobile viene registrato come abitazione principale, gli affittuari hanno accesso anche alla detrazione fiscale dell’imposta. Il calcolo della detrazione dipende dal reddito complessivo dei conviventi.
  • Gli affittuari a canone concordato godono di maggiori tutele rispetto ai contratti a canone libero. La durata di locazione è più lunga e implica quindi maggiori garanzie di stabilità. Il proprietario, inoltre, è sottoposto a normative rigorose, che gli impediscono di sciogliere agevolmente il contratto d’affitto.

La stipula del contratto a canone concordato

Per la stipula del contratto, proprietario e inquilino devono far riferimento agli accordi territoriali, specifici per l’area geografica e la posizione in cui si trova l’immobile.

Il locatore deve rispettare con rigore alcuni requisiti, tra cui:

  • Un canone non libero, ma concordato dalla Convenzione nazionale e dai conseguenti accordi del Comune in cui è situato l’immobile. I criteri per l’accordo sono stabiliti in genericamente dalla Convenzione, per poi concretizzarsi nel dettaglio a livello locale.
  • Come anticipato, il proprietario deve rispettare la durata di locazione stabilita dal contratto sottoscritto, che può essere nella forma 3/4/5/6 anni + 2 anni di eventuale rinnovo.
  • L’ottenimento della Certificazione che attesti la conformità del canone rispetto agli accordi territoriali. È l’Associazione di categoria che si occupa dell’erogazione dell’attestazione in questione, essenziale anche per il diritto alle agevolazioni fiscali.
  • Il contratto deve infine essere registrato all’Agenzia delle Entrate.

Conclusioni

Il contratto di locazione a canone concordato presenta vantaggi effettivi per entrambe le parti, sia per il proprietario che per gli affittuari. In entrambi i casi, infatti, sono previste delle agevolazioni fiscali e maggiori garanzie di stabilità.

Il canone concordato, inoltre, concorre al perseguimento di una maggiore stabilità abitativa, grazie al prolungamento della durata di locazione ad un canone ridotto. A beneficiarne sono sia le famiglie in difficoltà, che i giovani inquilini, permettendo loro di superare gli ostacoli tipici del mercato immobiliare.

Fondamentale per la stipula di questo contratto è che entrambe le parti coinvolte siano favorevoli e consapevoli dei diritti a loro garantiti.

admin